Una sera di dicembre, mentre la neve cancella i contorni del mondo, un uomo riceve una visita inattesa. Alla porta c'e` una figura di eta` indefinita, la barba incolta, un cappotto sgualcito e lo sguardo febbricitante del sopravvissuto. I due non si vedono da trent'anni. Il visitatore e` venuto dall'amico giornalista per affidargli una cartella contenente fogli dattilografati, appunti frammentari, epistole indecifrabili: quel lascito e` il racconto di una stagione di speranza e dolore, la testimonianza della breve vita di sua figlia Michela e dell'amore tenace di un padre.
Teoria e` una meditazione sul senso e sulla fragilita` dell'esistere, condotta attraverso la storia della malattia di una ragazzina, che da subito si rivela una condanna incomprensibile. Al centro di questa vicenda c'e` il percorso di scoperta, rifiuto e accettazione attraversato da padre, moglie e figlia, tra esperimenti parapsicologici e premonizioni inquietanti, piccoli attimi luminosi e rivelazioni che gettano nel buio, cercando in ogni momento di separare la vita dalla morte, i ricordi dall'oblio, la luce dall'oscurita`.
Attorno a loro prende forma un mondo onirico e straniante, dove narrazione e narrato si riflettono in un gioco di specchi e tutti - a parte Michela - sembrano chiamarsi Mario o Maria, secondo la teoria che «con lo stesso nome e` come se ogni cosa, bella o brutta, accadesse a tutti».
Con la sola forza della scrittura, Daniele Cavicchia riesce a restituire in modo sincero questo spazio di confine in cui le illusioni convivono con le certezze e le diagnosi senza appello svaniscono nelle allucinazioni. Un racconto poetico e brutale di un sentimento tanto feroce quanto universale: l'ostinazione di resistere all'inevitabile. La speranza di strappare qualcosa all'ombra, di tenerlo con sé ancora per un attimo.